lunedì 28 agosto 2017

La sincerità non è una bazzecola

Con che voglio dire che farla ‘funzionare’ non è una bazzecola. Intanto ha da essere fabbricata con cura, con perizia. Francesco Musolino domanda a dieci giovani scrittori – e per essere giovani è sufficiente essere under 40 – dei classici non letti o piantati lì, e chissà quante panzane i dieci si sono inventati per ‘essere sinceri’. Forse che sì, forse che no. A taluni lettori dell’articolo musoliniano, leggo, la sincerità non è piaciuta e se ne sono lagnati. Segno che qualcosa non ha funzionato. Le domande: come si fa a non leggere i classici – tutti i classici? Non c’era Calvino a spiegarci o spiegargli il perché e il percome – la necessità della lettura di questi benedetti classici? Di più: come si fa a scrivere senza leggerli tutti – senza averli mandati a memoria tutti? Ecco, ricordiamoci della memoria! Perché anche leggendone in gran copia, i classici, come i non-classici, come gli articoli di giornale, come i bugiardini dei farmaci, come la lista della spesa che avete vergato giusto ieri su un foglietto… i classici si dimenticano; e si dimenticano anche quando, da classici, meriterebbero di essere ricordati assieme alla lista della spesa smarrita lungo il tragitto che vi conduce al supermarket. Inoltre, la scrittura è bensì questione di lettura, e di lettura attenta, meditata, ma pure di intelligenza: e cioè di intelligenza degli aspetti formali, compositivi, e di quelli ideologici, di quelli espressivi; e tutto parte dalla capacità della scimmia di innestare un bastone di bambù sopra un altro bastone di bambù per tirare giù il casco delle banane. Il problema, va detto, non sta nei nasi ritti, nelle labbra arroganti, nei sopraccigli alzati – nei superciliosi; qualcosa, ho detto, non ha funzionato. Bene, mi piacerebbe ammannirgli, agli under 40, un paio di consigli non richiesti – che so che accetteranno quand’anche non ne avessero punto bisogno. Primo consiglio: quando (vi) domandano dei classici non letti menzionare subito, d’emblée, i classici eludibili: La cagna nera di Panzini, o François le Champi della Sand. Notare subito dopo che un accenno a François le Champi apre e chiude la Recherche (rimarcare il ‘chiude’ a segnalare le fait accompli). In un’ottica compensatoria è meglio non strafare: se non si è letto Proust meglio non rimarcare troppo il fatto che però (però!) si è visionata parecchie volte la pellicola di Raúl Ruiz intitolata Le temps retrouvé. Difatti non c’è lettore peggiore del visionatore di films tratti dai romanzi. In ogni modo la sincerità detesta l’ingenuità e pretende un minimo di verosimiglianza. Il secondo consiglio – sempre che io sia al secondo – lo ha già fornito Paolo di Paolo: mai vantarsi di aver letto un classico quando non lo si è letto. D’altra parte, nemmeno bisognerebbe vantarsi di non averlo letto. La sincerità non è una bazzecola e basta poco per mutarla in una rodomontata.