lunedì 28 agosto 2017

Quella volta che S.Z. scrisse un romanzo intitolato Estasi

S’era all’inizio degli anni Novanta e S.Z., in quell’inizio, teneva un corso su Goethe e sul Faust. Ricordo che a un certo punto invitò Strehler; il quale comparve e disparve dopo aver roteato gli occhi bragia: uno studentello l’aveva insolentito dicendogli: «Lei non ha capito niente del Faust». Questo l’ho già raccontato in altra occasione. Il protagonista del romanzo di S.Z. si chiamava Fausto Valdemar, nasceva a Venezia, e a Venezia tornava per andare a trovare il fratello antiquario e per consumare un amplesso dentro una carrozza d’epoca con una donna di nome Madìl. Madìl non era una Bovary qualsiasi. Nella scena della carrozza nessun cocher che domandasse: «Où Monsieurs va-t-il?»; e nessuna replica frettolosa alla Lèon: «Où vous voudrez!». La carrozza, infatti, stava posteggiata sotto un loggiato. Alla comicità dei cigolii e dei gemiti prodotti dai corpi allacciati S.Z. non pensò neppure un istante, persuaso com’era che le signore spettatrici del Costanzo Show sarebbero andate in sollucchero leggendo espressioni come «vecchia carrozza», «morbide fiamme», «fruscio delle foglie» e «invocazione alla vita». C’era però di peggio. Fausto Valdemar, nelle intenzioni del suo autore, S.Z., doveva assolutamente assomigliare a Fausto Valdemar; e da qui scaturiva un effetto parodico non voluto. Inesperienza del romanziere che s’era occupato fino a quel momento d’altro: e cioè della fenomenologia husserliana. Mi sto accanendo; ma ho letto che S.Z. cura un corso di scrittura creativa e già immagino amplessi dentro confessionali, guardaroba, sgabuzzini, sottoscala, dispense…