lunedì 28 agosto 2017

Spigolature (quasi una rubrica)

Caldo record, ondata di caldo record, caldo killer, caldo caldo caldo, senza virgole (come talvolta usa nella prosa elevata); «il rapporto del riscaldamento medio dell’olio al suo riscaldamento nella parte superiore è sensibilmente costante e caratterizzato da un coefficiente m dell’ordine di 0,7 a 0,8» (lo leggo nel volume 48 della Rivista di Elettrotecnica dello zio Polonio buoanima). Se ne lamentava Virginia Woolf, del caldo, e aggiungeva: «dubito di essere un poeta». Giuseppe Benvenuti, il cui libretto sugli effetti del moto a cavallo è stato appena riedito da Sorbelli per la modica cifra di euri 33, ma l’originale è disponibile gratis (digitalizzato) in rete, Benvenuti, dunque, scrive: «Se alla nuda pelle di un uomo, che per molto tempo abbia passeggiato a cavallo, si accosterà il termometro, dimostrerà quello il caldo accresciuto». Dunque niente monte, niente maneggi. I giornali si limitano alla prima riga di questo mio sobrio intervento; ed eventualmente aggiungono che il caldo minaccia la verecondia di homini et donne; e che ammazza gli anziani. L’ansa, per essere originale, puntualizza: «Stress da caldo anche per le mucche che stanno producendo fino al 20 per cento circa di latte in meno rispetto ai periodi normali». Dice proprio così: mucche; mucche in luogo di vacche; ciò che personalmente non tollero. (3/8/17)

Weissenberg al termine di uno sketch – e per me Weissenberg, morto ottantatreenne nel 2012, ha sempre l’età di quel frammento di cabaret; anzi, forse è un po’ più giovane, in abbigliamento casual, esibisce un sottile humour gay; è guardato da Herbert von Karajan, che ha un maglione giallo sulle spalle con le maniche annodate sul davanti; gioca con Soutrine, il suo cagnolino; suona Petrushka… –, Weissenberg abbracciato dal vecchio Menuhin, in definitiva, mi riconcilia con il mondo.

«Il corpo nudo è antierotico», dice Fabiana Giacomotti, una vecchia amica, commentando la sfilata di Nicholas Nybro alla Copenaghen Fashion Week, una sfilata in cui il summenzionato Nicholas Nybro «ha fatto sfilare un buon numero di modelli completamente nudi». Il corpo è antierotico, dice Fabiana Giacomotti, e un qualunque semiologo (Barthes, Margaret Mead, Freddy Chuchuca…) ve lo sa spiegare benissimo, alla sua maniera. Dipoi, prosegue con palese ironia Fabiana Giacomotti, sappiamo tutti, «perché continuano a ripetercelo e forse riusciremo a convincerci, [che] il corpo nudo è bellissimo anche quando non è bello per niente, i buchi della cellulite sono un miracolo del Signore e i peni mosci non fanno mai pena, anzi mettono allegria». Bello anche quando è brutto e comunque antierotico. Questo è il punto. ― Fabiana Giacomotti è a Stresa, sulle rive del Verbano, ed io è parecchio tempo che non prendo un bagno dalle parti di Ranco, al Sasso Cavallazzo, senza vestimento e senza fede, come direbbe Agostino… ―. Insomma, les nudités cachées in occasione della visita di Hassan Rohani avevano suscitato, l’anno passato, l’indignazione del medesimo giornaletto che commissiona oggi l’articolo sulle nudités exhibées per censurarle. È un doppiopesismo che mi lascia perplesso e coerenza vorrebbe che, quantomeno oggi, si dicesse che la Venere Capitolina (ma era poi la Venere Esquilina!) è antierotica.