sabato 30 settembre 2017

Hadjadj amico mio

L’appassionante rubrica di Fabrice, su «Avvenire» ― appassionante per me e unicamente per me, che ci ho speso sopra qualche parolina di tanto in tanto, giacché di volta in volta mi pareva francamente troppo ―, chiude i battenti e il quotidiano ne dà uno scarno avviso: «Con questo articolo si chiude la rubrica ‘Ultime notizie dell’uomo’, curata per ‘Avvenire’ dall’intellettuale francese Fabrice Hadjadj e tradotta da…». Finalmente non ignoro più il nome del traduttore ― del traduttore di cui non ho detto nemmeno una volta cose carine perché traduce malino, maluccio, coi piedi. Mi pare anche curioso che «Avvenire» debba spiegare ai suoi lettori, che si suppone affezionati alla rubrichetta inaugurata il 6 di settembre del 2015, chi diamine sia Fabrice: e cioè un intellettuale francese (qualunque cosa significhi). Peraltro l’archivio online del quotidiano è monco, principiando dal maggio 2016. Nel suo ultimo articolo, che è del 30 luglio 2017, Fabrice, fa pace con tutti. E (anche) questo mi insospettisce. Fa pace col papa, citando l’enciclica Laudato si’, fa pace con Rousseau, riconoscendogli una buona dose di ragione; fa pace col digitale giacché l’uso delle dieci dita gli pare importantissimo (con esse si piantano chiodi e zucchine, si cambiano pannolini); fa pace col liberalismo perché essere liberali col prossimo è faccenda raccomandabile (citando Aristotele: «È proprio dell’uomo liberale dare con sovrabbondanza»).* Mi insospettisce questa rappacificazione perché ci vedo del disinteresse. Il quale, con tutta probabilità, è speculare a quello dei lettori. «Tanto vale lasciare un buon ricordo»: ecco cosa deve essersi detto Fabrice. E non è il massimo per un polemista. E io che volevo scrivere un libro col seguente titolo: «Hadjadj amico mio»!

* In un passo dell’Etica Nicomachea i benefattori sono paragonati agli artisti; e come gli artisti amano la loro opera così i benefattori amano i loro beneficiati: e cioè come se li avessero ‘fatti’.