martedì 10 ottobre 2017

Quanto deliziosi i vostri condimenti!

Immagine di Evgenia Saré
Maddie e il marito stanno mettendo su casa. Sono sacrifici: lui lavora duro e mancano i soldi; ma sono anche cose belle, che riscaldano il cuore. Maddie e il marito hanno un bambino di nome Sidney… Riscaldano il cuore purché non finiscano sul «Daily Telegraph» per una faccenda che fra poco racconterò nei dettagli: purché, in altre parole, si sappia solamente che da qualche parte, in America o altrove, c’è una Maddie che ha un marito, un figlio e una casa da fabbricare; c’è una famigliola felice che sgranocchia sandwiches. Stop! Il problema, lo si sarà capito – non lo si sarà affatto capito – sono i sandwiches. Maddie scrive sul gruppo Facebook che raccoglie 26.186 mamme e non si può negare che ci metta del suo: «I would love to hear what other mums make their hubbies for lunch and snacks throughout the work day. We are getting over sandwiches». Domande indirette così sceme suscitano risposte glaciali o, almeno, risposte feroci. Che, difatti, non sono mancate: «Your husband is a grown up and you’re not his mother»; «My husband can make his own damn lunch»; «I make my husband the same thing he makes me. Nothing!»; «Stuff that, hubby is a grown man. I already do his laundry and keep his children alive»; «Our advice is to stop making his lunches»; «Nope, I didn’t sign up for that at the altar. But in the spirit of being helpful… pickled onion stuffed in mandarins». Come si fa a non amare queste donne? «I’m actually so devastated about some of these comments» ha scritto Maddie; e non fatichiamo a crederle. Qui, bisogna ammetterlo, la storiella addotta dalla bravissima Simonetta Sciandivasci, che ci segnala il caso di Maddie e l’articoletto di Miranda Devine sul «Daily Telegraph», è pertinente, benché la bravissima ne faccia un po’ quello che vuole traendone una morale (una ‘moralina’, una ‘moraletta’, una moraletta de’ ciucci, per dirla con Alfonso Maria de Ligouri) sul gioco della seduzione che non sta scritta proprio da nessuna parte. (Che prenda per i fondelli i lettori del giornaletto?). La cava, la storiella, dal bel libro di Nora Ephron intitolato Affari di cuore (Feltrinelli, Milano, 2008, pp. 25-26). Ve la riporto io che l’ho letto. Se non sapete chi/che cosa sia un principe ebreo, racconta Rachel, la protagonista, è sufficiente la seguente domanda: «Dov’è il burro?». Perché il burro sappiamo tutti che sta nel frigorifero. «Il principe ebreo, quando chiede dov’è il burro, in realtà intende dire: ‘Portami il burro’», ma siccome è troppo furbo per scoprirsi fino a questo punto, aggira l’ostacolo chiedendo: ‘Dov’è?’». C’è pure un corollario: «La luce del frigo sulla cornea del maschio provoca la cecità». Ecco, quando penso alla scenetta di una cena intima, romantica, domestica, coniugale (chissà che non siano incompossibili tutti questi attributi assieme!), penso anche che l’unico che abbia saputo descriverla per davvero sia Rousseau, all’inizio dell’ottavo libro delle Confessions. Ve ne traduco un passaggio qui di seguito: «[…] le nostre piccole cene al davanzale della finestra; seduti vis-à-vis su due piccole seggiole posate sopra un baule che occupava la larghezza del vano. In questa situazione la finestra ci serviva da tavola, e noi respiravamo l’aria, guardavamo i dintorni, i passanti; e benché al quarto piano, ci tuffavamo nella via finanche mangiando. Chi descriverà, chi proverà gli incanti di questi pasti, composti, per ciascuno piatto, d’un quarto di pane grosso, di qualche ciliegia, d’un pezzetto di formaggio e di un quartino di vino che noi si beveva in due? Amicizia, confidenza, intimità, dolcezza d’animo, quanto deliziosi i vostri condimenti!» Ora, è ben chiaro che a raccogliere le ciliegie, a tagliare il formaggio ecc., fosse Thérèse Le Vasseur, la moglie-domestica; ma qui Rousseau lo tace per non… per non mandare tutto in vacca.