mercoledì 30 maggio 2018

Il Telemaco moderno e il suo Mentore

Le Télémaque Moderne Et Son Mentor

Scrive su «Repubblica» Massimo Recalcati: ho preso una cantonata, «anagraficamente Salvini e Di Maio appartengono alla generazione che avevo battezzato Telemaco» e invece sono dei Proci. Ora, battezzare una generazione è un po’ come cucire i bottoni a un paio di pantaloni con la cerniera lampo. Prima di Lacan, inevitabile, Recalcati chiama in causa Eugenio (Scalfari): mi pare un buon inizio (ma come battezzerebbe Eugenio la generazione di Recalcati?) Che diceva Eugenio vent’anni fa sempre su «Repubblica»? Diceva che mancano i padri. Una banalità insomma, come quelle scarabocchiate in una cartolina di ringraziamento; la banalità della fuga dell’impiegato con la cassa. Manganelli diceva che rovesciare una verità banale implica un’altra verità altrettanto banale: «non ci sono che padri» oppure «i padri non mancano affatto», per esempio. Quello di Telemaco è però un complesso; ora, se se ne soffre – giacché sarà pur ‘giusto’ (volevo dire banale) soffrire di un complesso –, il fatto che esso complesso sia banale fa passare in secondo piano il fatto di soffrirne? Forse sì, ma solo se se ne ha contezza (coscienza) (facendone un petit chien d’appartement, dice la dott.sa Caresse Trottier, autrice di un saggio intitolato La pudeur et la poussière sous le tapis). Di che soffrono i Telemaci? Telemaco, dice Recalcati, non è Edipo: Edipo sbaglia, Telemaco no. Telemaco è il rovesciamento di Edipo, del suo complesso e della sofferenza che gliene deriva (ma Sándor Márai, in un bel libro consigliatomi da Tuena, L’ultimo dono, diari 1984-1989, dichiara senza mezzi termini: «non soffre del complesso di Edipo, lotta con i fatti, non con il complesso»). Telemaco, infatti, è volontà (invocazione) di legge (non di trasgressione), di giustizia. Nulla di più ‘giusto’ di un bel patrimonio ripulito, ripulito della merda (il riferimento recalcatiano è a Philip Roth), di un’eredità accettata con beneficio d’inventario. Ma un padre che non detta legge, un padre-testimone (del proprio fallimento o della propria fortuna), non è un padre ‘dimidiato’? Sì, dice Recalcati. E va bene così. Scroscio di applausi. Allora il ‘problema’, per così dire, non è Telemaco, il buon Telemaco, che in fondo non ha neppure un complesso e casomai una nave (sto vergognosamente semplificando!), ma, per esempio, quel padre di cui racconta Recalcati che, ignudo e grottesco, guarda un porno in presenza della figlia; la quale diviene anoressica per «introdurre la Legge della castrazione attraverso l’anoressia, la quale impone al padre stesso un’attenzione diversa al corpo di sua figlia». Un Padre o un cretino, un tipo di cretino, «un cretino con qualche lampo d’imbecillità» (Sciascia)? E se il problema della generazione «che avevo battezzato Telemaco» – ma «siamo stati tutti Telemaco»: e cioè ogni generazione lo è stata – fosse proprio la cretineria tout simplement?

mercoledì 23 maggio 2018

Delle tre o quattro forme di amore


Se mai fosse necessario parlarne, una mattina di primavera con il cielo bigio e un sole coerentemente (non avevo alcuna voglia di impiegare questo avverbio) pallido e una nuvola livida che il mio vicino ha scambiato per un razzo: «Guarda, un razzo!» ha detto… e una notte obnubilata, ma qui si tratta della mente, da una pillola di Felison, una notte di fantasime tigresche, equatorial-vegetabili… dove persino compariva e dispariva una donna gigantesca, crassa, sferiforme, con due occhi bistrati, intenta a defecare dentro un vulcano… be’, insomma, la prima forma d’amore è quella per il proprio letto e ce la ricorda il vecchio Groucho Marx. Il quale raccolse dalle labbra di un quasi-impiccato questa sua dichiarazione (d’amore perbacco!): «Non mi importava che nel letto ci fosse mia moglie, dopotutto fa parte della famiglia, ma quel tipo [ammazzato a revolverate, n.d.r.] neanche lo conoscevo» (Letti, Lindau, Torino 2017, p. 47). Groucho chiama i soggetti travolti da cotesta passione monolettici – ma monolettici lo leggiamo nella pur quasi pregevole traduzione italiana e se qualcuno di voi lo avesse invece sottomano, o anche solo sullo scaffale accanto alla contadinella di bisquit, regalo della zia Kimberly A. Pidgeon, in lingua originale, ebbene lo apra alla p. ** e mi comunichi il lemma (José Luis Guarner, traduttore di Beds in spagnolo, volgarizza con monocameros).
La seconda e la terza forma d’amore – d’amore erotico, di eros… – le ricavo invece da Georg Simmel, la cui simpatia nessuno vorrà mettere in discussione. Che dice il buon Georg Simmel? Intanto – sta parlando nientepopodimeno che della discrezione – una cosa esatta come questa: «Noi siamo fatti ormai in modo tale che abbiamo bisogno di una certa proporzione di verità ed errore come base della nostra vita ma anche di una certa proporzione di chiarezza e di vaghezza nell’immagine dei nostri elementi esistenziali» (L’intimità, Armando, Roma 1996, pp. 88-89). Che significa? Non che si debba raccontare balle o nascondersi dietro un dito, per utilizzare espressioni pregne di significati; ma che, di là dalle nostre intenzioni, di queste cose – verità, errore… – ne abbiamo bisogno. E sennò, per utilizzare un’altra espressione pregna di significato, mandiamo tutto in vacca («nous gâchons la fête» scrive la dott.sa Caresse Trottier, psicologa e psicanalista, con quella sua predilezione per l’arancione e il cocktail de faculté, in quel suo libro intitolato La pudeur et la poussière sous le tapis, Orly, Paris 2003, p 121). «L’altro – prosegue Simmel – non deve solo offrirci doni […] ma anche la possibilità di ripagarlo con le nostre idealizzazioni e speranze, con le sue bellezze nascoste e il suo fascino a lui stesso inconsapevole» (p. 89). Nelle relazioni amorose, insomma, esaurire le proprie risorse spirituali – «piocher dans la caisse» insiste la dott.sa Trottier – è estremamente pericoloso; esse non si rinnovano e (questo è Simmel, p. 88) «un [bel giorno] ci si [ritrova] a mani vuote uno innanzi all’altro» e persino nel désaveu (Trottier), sconfessione, della dedizione e della gioia (jouissance direbbe Nancy).
La terza forma d’amore – quella appena descritta era la seconda la quarta mi serviva per dilatare il titolo – la terza forma, dunque, ammette che «senza pericolo possono darsi per intero solo coloro che in assoluto non possono mai darsi affatto per intero, in quanto la ricchezza nei loro animi è in uno stato di permanente sviluppo, così che a ogni donazione segue immediatamente una nuova acquisizione». Simmel fa un curioso esempio: «Difficilmente regalando i frutti di quest’anno si danno via anche quelli che l’albero produrrà l’anno successivo» (Simmel, p. 88). Alla discrezione si congiunge la pazienza, l’attesa del momento propizio, la benevolenza (eunoia, εὔνοια). Ma ciò, lo si sarà capito, come si sarà capito che qui non si parla di forme d’amore ma di psicologia, della psicologia dei tipi erotici, degli amanti che ci capita di essere… ma ciò è inconsueto e prezioso.

lunedì 21 maggio 2018

Bianco, nero e policromo

Leggo (ho letto) un libro di Monique Selz sul pudore intitolato, ovviamente, Il pudore (e sottotitolato, meno ovviamente, Un luogo di libertà) e impostando una chiave di ricerca ovvissima su Google ritrovo un articolo di Morello (sul «F.») che parla dello sbiancamento del pene. Massimo Morello sta a Bangkok e nei giorni in cui scriveva l’articolo sullo sbiancamento del pene per il giornaletto, all’inizio di gennaio, i pubblicisti che stanno a Bangkok scrivevano tutti quanti articoli sullo sbiancamento del pene; meglio: scrivevano tutti quanti il medesimo articolo sullo sbiancamento del pene. Morello però omette un dettaglio che altri non omettono: l’argomento è hot (mi si passi la spiritosaggine) perché il Lelux Hospital di Bangkok ha reclamizzato il trattamento su Facebook; e in breve tempo, e cioè due giorni (notizia della BBC), il post è stato condiviso da diciannovemila persone. La réclame, qui, come in qualunque ramo commerciale, compie i suoi miracoli. (Prezzo del trattamento col laser, per chi fosse interessato, 550 euri, 650 dollari, 480 sterline). Le banalissime considerazioni sociologiche sul razzismo, sul classismo, sulla prepotenza del ‘modello sessuale occidentale’… quelle invece le fa anche Morello. Banalissime ma non troppo. I prodotti che sbiancano la pelle non sono una novità in Tailandia e nel sud-est asiatico; sono anzi un mercato fiorente. Ci sono ragioni sociali e culturali che spiegano il fenomeno: non ultima l’associazione della pelle scura con i lavori umili; ma assieme al consumo crescono le voci critiche. Morello assicura che lo sbiancamento si avvia a diventare ‘politicamente scorretto’ (l’impiego della locuzione da parte dei pubblicisti del «F.» è un po’ la risultanza di un imprinting; ed effettivamente le oche di Lorenz spiegano molti degli atteggiamenti dei pubblicisti del «F.»). 
Ma che c’entra quell’altro tipo di sbiancamento? A quelli della BBC, Popol Tansakul, direttore-marketing del Lelux Hospital, ha detto di aver introdotto i servizi di sbiancamento della vagina e del pene quattro mesi fa (e cioè l’estate passata). Aggiunge che attualmente la clinica riceve 20/30 pazienti/clienti ogni mese e che questi pazienti/clienti provengono anche da fuori: Myanmar, Cambogia e Hong Kong. Aggiunge ancora che il trattamento è popolare fra omosessuali e trans perché omosessuali e trans «they want to look good in all areas». Morello non si fa sfuggire il dettaglio e ne trae una conclusione rigorosa: lo sbiancamento delle parti intime è il sogno dei gay. E allora è tutto molto ovvio: «Chiaro?» domanda in effetti Morello in conclusione. Be’, sì, è chiaro che l’omofobia è politicamente scorretta e che quindi per quelli del «F.» e per la medesima ragione per la quale le oche…


Leggo (ho letto) un libro di Monique Selz sul pudore intitolato, ovviamente, ‘Il pudore’ (e sottotitolato, meno ovviamente, ‘un luogo di libertà’) e impostando una chiave di ricerca ovvissima su Google ritrovo un articolo di Morello (sul «F.») che parla dello sbiancamento del pene. Massimo Morello sta a Bangkok e nei giorni in cui scriveva l’articolo sullo sbiancamento del pene per il giornaletto, all’inizio di gennaio, i pubblicisti che stanno a Bangkok scrivevano tutti quanti articoli sullo sbiancamento del pene; meglio: scrivevano tutti quanti il medesimo articolo sullo sbiancamento del pene. Morello però omette un dettaglio che altri non omettono: l’argomento è hot (mi si passi la spiritosaggine) perché il Lelux Hospital di Bangkok ha reclamizzato il trattamento su Facebook; e in breve tempo, e cioè due giorni (notizia della BBC), il post è stato condiviso da diciannovemila persone. La réclame, qui, come in qualunque ramo commerciale, compie i suoi miracoli. (Prezzo del trattamento col laser, per chi fosse interessato, 550 euri, 650 dollari, 480 sterline). Le banalissime considerazioni sociologiche sul razzismo, sul classismo, sulla prepotenza del ‘modello sessuale occidentale’… quelle invece le fa anche Morello. Banalissime ma non troppo. I prodotti che sbiancano la pelle non sono una novità in Tailandia e nel sud-est asiatico; sono anzi un mercato fiorente. Ci sono ragioni sociali e culturali che spiegano il fenomeno: non ultima l’associazione della pelle scura con i lavori umili; ma assieme al consumo crescono le voci critiche. Morello assicura che lo sbiancamento si avvia a diventare ‘politicamente scorretto’ (l’impiego della locuzione da parte dei pubblicisti del «F.» è un po’ la risultanza di un imprinting; ed effettivamente le oche di Lorenz spiegano molti degli atteggiamenti dei pubblicisti del «F.»). Ma che c’entra quell’altro tipo di sbiancamento? A quelli della BBC, Popol Tansakul, direttore-marketing del Lelux Hospital, ha detto di aver introdotto i servizi di sbiancamento della vagina e del pene quattro mesi fa (e cioè l’estate passata). Aggiunge che attualmente la clinica riceve 20/30 pazienti/clienti ogni mese e che questi pazienti/clienti provengono anche da fuori: Myanmar, Cambogia e Hong Kong. Aggiunge ancora che il trattamento è popolare fra omosessuali e trans perché omosessuali e trans «they want to look good in all areas». Morello non si fa sfuggire il dettaglio e ne trae una conclusione rigorosa: lo sbiancamento delle parti intime è il sogno dei gay. E allora è tutto molto ovvio: «Chiaro?» domanda in effetti Morello in conclusione. Be’, sì, è chiaro che l’omofobia è politicamente scorretta e che quindi per quelli del «F.» e per la medesima ragione per la quale le oche…