venerdì 3 agosto 2018

Che ci racconta Paola Mastrocola nel suo ultimo articolo sul «Sole 24ore»?

Immagine di Peter Gut
Be’, intanto di un suo personale disagio quando va al cinema, quando partecipa a una cena, confabula coi vicini di casa. È il caso di tenerne conto? Più che mai, sembra suggerire Paola Mastrocola, tutto considerato che ci sono «molte persone normali» e molti «intellettuali» che quel disagio lo provano. Ma di quale disagio parla Paola Mastrocola? Dirò intanto che è un disagio molto simile a una certa scomodità. Si tratta di scarpe e, soprattutto di abiti – forse troppo nuovi per calzare o cascare a pennello. In effetti si tratta di «idee, appena nate e magari incerte e titubanti». E allora perché non provarle, saggiarle, queste idee prima di esibirle nel beau monde o anche dal fruttivendolo? Paola Mastrocola teme il giudizio e cita Amos Oz. Il quale, in una intervista al Tg1 afferma che «i nemici non si amano» e che, nondimeno «si deve dialogare, con i nemici». Ah questi arbitri del gusto! Ah questi arbitri delle idee! Nessun dialogo è possibile con loro se «una scarpa alla moda su un bel piedino non impedisce a un giornale di accettare le tue ‘cose’» (la frase non è di Paola Mastrocola) – e se una brutta scarpa, insomma!... Insomma, se gli arbitri sono così inflessibili, se i carabinieri... meglio passare… «se proprio devo scegliere, io sto con i contadini, i panettieri, gli idraulici, gli operai e gli imbianchini» (questa è proprio lei). E cioè con le loro idee. Appena nate e titubanti? A questo Paola Mastrocola non ha pensato: non ha pensato che sui tubi, sulle pitture, sulle farine, i succitati hanno idee solide e, vorrei dire, ataviche; che le idee appena nate e titubanti appartengono agli intellettuali, ai «ceti medi riflessivi», secondo l’espressione di Ginsborg, agli scrittori, fra i quali si ascrive (ignorando che ‘scrittore’ è talvolta – solo talvolta – un insulto). Dunque se parteggia per i ceti irriflessivi non è perché questi solleverebbero con una mano i blocchi per edificare… un muro? No, infatti, quello lo erigerebbero ancora e sempre gli intellettuali i quali, bisogna ammetterlo, non hanno solo idee appena nate e titubanti, faux-fuyants, ma pure idee granitiche e autentici monumenti. Lo si sarà capito – non lo si sarà capito affatto –: è il muro di un pensiero critico che condanna la xenofobia a mettere a disagio Paola Mastrocola. Eppure, prosegue Paola Mastrocola, eppure basterebbe un po’ di letteratura! Già, ma gli idraulici, gli imbianchini…? Basterebbe per esempio citare il Buzzati di Il reggimento parte all’alba per capire che ci sono navi che partono: «Ecco, anche Buzzati parla di navi. Bastimenti. Andar per mare. E morire. Ma così come ne parla lui, nessuno è buono o cattivo. Scompaiono gli eserciti, le fazioni, i Giusti e gli Sbagliati, gli Illuminati e i Bui. Di colpo, siamo su un altro piano, pacificato. Nulla di più… egualitario». Un piano pacificato ed egualitario solo perché moriamo in qualche modo, alla fine? Non è un po’ poco? Come se nel frattempo – nel frattempo! – godersi un clima temperato o soffrire le temperature che solitamente si vedono sul termometro clinico (la battuta non è mia) fossero la medesima cosa!

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