giovedì 6 settembre 2018

Andrà meglio?


Era meglio Prima? C’était mieux avant? È, senza il punto interrogativo e seguito invece da un punto esclamativo, il titolo di un recentissimo pamphlet di Michel Serres (tradotto in italiano da Bollati Boringhieri con il titolo «Contro i bei tempi andati»). (È anche un modo di dire, va da sé). Il «Foglio», costretto oramai a rigettare una buona dose del politicamente scorretto perché sarebbe incapace di fair play – e contro l’orgia nazional-socialista e sovranista e populista, parola di G.F., il fair play è necessarissimo –, non cita Serres ma Finkielkraut, il suo interlocutore in un dibattito di cinquantadue minuti (accessibile in rete). Dunque citando e traducendo Finkielkraut, che qualche giorno fa (il 28 di agosto) sul «Figaro» stilava un elenco di ciò che gradisce dei bei tempi andati appena sotto il titolo «Ce qui était mieux avant, plaidoyer pour la nostalgie»: e cioè, per esempio, la scuola perché c’erano meno aspiranti professori o i caffè senza il bum-bum della musica d’ambiente, o la strada prima che la gente si mettesse a trastullarsi coi telefonini e così via fino alla melassa: «Les yeux voyaient mieux quand il y avait des poètes»… dunque, dicevo, si avvia, con Finkielkraut, da qualche parte dans l’inconnu della moderazione e della prudenza e della diffidenza; e già si citano gli eserghi di un Giovanni Orsina tratti da un Elias Canetti: «Andrà meglio. Quando? Quando governeranno i cani?». Est-ce que ce sera mieux? (Sì, lo so, i cani sono simpaticissimi e secondo Konrad Lorenz potrebbe essere andata così nella sua ricostruzione congetturale di un frammento di preistoria: «Quella notte l’orda [dei nostri antenati] può dormire tranquilla perché gli sciacalli si aggirano intorno al bivacco, e gli sciacalli sono sentinelle fidate». E da quel momento fu meglio…).

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