martedì 11 settembre 2018

Sulle chiusure domenicali

Thomas Bossard
Pigi Battista fa l’elenco, provvisorio dice, dei lavoratori abitualmente e ancestralmente domenicali. Perché provvisorio? Forse intende integrarlo via via che gli esclusi invieranno mail di lagnanza. Eppure menziona finanche i maestri di sci. A chi sarebbero venuti in mente i maestri di sci?
Leggo anche che i centri commerciali, quelli con l’ascensore o la scala mobile panoramici e una teoria di negozietti di cianfrusaglie affacciati alle balaustrate e i vecchi e i bambini seduti sulle panchine di plastica, intenti a sorbirsi una bibita o il gelato, e i borseggiatori ovunque…, sono (sarebbero) le nuove piazze italiane. (Lo scrive sempre lui, Pigi Battista, qualche linea più in giù). Certo nelle piazze allo struscio, attività igienica, si è sempre mescolata la chiacchiera, attività edificante. Aggiungo le esecuzioni capitali, i comizi dei politici…
La Chiesa plaude e non è un caso che le chiese si affaccino spesso sulle piazze. Propongo di aprirle nei centri commerciali. È una proposta allotria? Jean Genet proponeva di aprire i teatri nei cimiteri…
C’è chi fa del terrorismo: sarebbero quarantamila i posti di lavoro a rischio nel caso malaugurato in cui venisse imposto lo stop la domenica. Sappiamo però che nella grande distribuzione il personale è insufficiente e sono lontani i tempi in cui una cassiera col fazzolettone e la spilla ti accoglieva alla cassa dando un’ultima occhiata alle unghie pittate. Oggi, ragazzini usciti ieri dalla scuola si proiettano dalle scalette del reparto scatolame sui sedili girevoli delle casse, insensibili alle avances del vecchio porco di turno…
Anche dalle mie parti i supermarket sono aperti la domenica. Mi è capitato di entrarci e non vi ho rinvenuto che un nugolo di anziani al reparto ortofrutta. Segno che le diete salutistiche funzionano.

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