sabato 16 marzo 2019

Un ponderoso libro sulla connerie

In Francia, riferisce Paolo di Stefano sul «Corriere», un ponderoso libro sulla connerie, sulla stupidità, diventa un best-seller e la cosa è (o gli appare) assai interessante. Intanto qualche notizia. È un volume collettaneo, è curato da Jean-François Marmion, che è psicologo e giornalista, collaboratore di «Sciences Humaines» (vi rimando al seguente url: https://www.scienceshumaines.com/); raccoglie trentadue (li ho contati) contributi, compreso l’avertissement di Marmion, di altrettante teste o capoccioni: e cioè filosofi, neuroscienziati, psicologi, sociologi…; fra i nomi Edgar Morin, Pierre Lemarquis, Delphine Oudiette, Emmanuelle Piquet, Ewa Drozda-Senkowska, Antonio Damasio… (qui lo ‘spasso’, si fa per dire, è scoprire se questi nomi li abbia estratti a caso dall’elenco o con un qualche criterio; potrei dire: in maniera stupida o in maniera intelligente); trecentottantaquattro le pagine; lo edita Sciences Humaines e costa diciotto euro; titolo (quasi dimenticavo): Psychologie (Psycologie per il «Corriere») de la connerie. — Come Paolo di Stefano non l’ho letto né l’ho acquistato; e tuttavia condivido le sue considerazioni sulle ragioni dell’interesse del pubblico dei lettori per il libro o per l’argomento. — Dico che non l’ho letto ma, a dire il vero, ne ho sbirciato due contributi e mezzo disponibili in rete. Dico anche che non sarebbe male tradurlo in italiano. Dall’avertissement traggo il seguente assioma: «Si è sempre lo stupido di qualcuno ma troppo raramente lo si è di/per sé stessi» (p. 10). Altra osservazione condivisibile e condivisa: riassumo (p. 11): lo stupido vi condanna senza appello sulla sola fede delle apparenze che intravede attraverso i suoi pregiudizi, luoghi comuni (œillères). Ancora (traduco e riassumo sempre, p. 12): la stupidità (connerie) pare in costante crescita e anzi in crescita esponenziale; e tuttavia questa è una vecchia protesta, e dacché ci si è messi a scrivere o scribacchiare lo si è sempre pensato (e scritto o scribacchiato). Se c’è qualcosa di nuovo, annota Marmion, se qualcosa è cambiato oggidì, avverte Marmion, questo qualcosa è il fatto, prima inconcepibile, che un cretino e un bottone rosso bastino a sradicare la stupidità – e però assieme a tutto il resto. Infine (p. 13), la sua, della stupidità, gregarietà e visibilità: altra caratteristica dei nostri tempi, s’intende. È il volàno dei social, suggerisce Paolo di Stefano, e qui veniamo alle sue considerazioni, è questo volàno, forse, probabilmente, a rendere l’idiozia così opprimente da attirarle l’attenzione preoccupata dell’opinione pubblica. E forse qui «sta una delle ragioni del successo del libro». — Dico che condivido l’opinione di Paolo di Stefano ma, per farla breve, ho qualcosa da aggiungere. Questa preoccupazione sarà pure in parte quella della pubblica opinione per l’alluvione di fake news che quotidianamente la travolge e magari anche quella che ciascuno nutre per sé medesimo: e cioè, intendo, per il proprio stato o condizione, stadio o quoziente di stupidità; ma c’è dell’altro. Mi pare di poterlo suffragare coi giudizi dei lettori su Amazon. Un anonimo (lettore), per esempio, scrive (riassumo anche qui): essere stupidi è un diritto e non un obbligo; ecco perché questi libri sono fuorvianti e contro tutte le ideologie contrarie c’è la vita con le sue contraddizioni. Un secondo lettore, che si firma Michel Popolov, scrive invece che solo il titolo gli pare allettante essendo il resto déplorable. Trattasi, infatti, a giudizio suo, di fumisterie universitarie utili al completamento dei curricula. Non aleggia qui la parola ‘professorone’ che oggi gli ottusi sillabano come un’ingiuria? Bene, ecco con l’anonimo e con Popolov due acclarati e preclari esempi di connerie: la prima cognitiva, la seconda da ressentiment. Ma in ambo i casi alla mente dei due non affiora il sospetto di essere sufficientemente stupidi per trovare posto nel libro. Forse sto psicologizzando ma non ha importanza…
— Saro stupido? Gli è che, dice Edgar Morin, «giudicare della stupidità degli altri presupporrebbe che si sia spogli di ogni stupidità. Dunque l’uso deve incitare a un autoesame preliminare. E a domandarsi se non sia esagerato impiegare la parola stupidità» (p. 44). Prudenza dunque nel giudicare della stupidità altrui (anche di Popolov, anche di W.R. Hearst) e delle sciocchezze (cazzate) che gli altri dicono o commettono. — Mi sovviene (si dice ancora così), e mi domando il perché, una vecchia battuta di Groucho Marx. A E.B. Withe che lo canzonava amabilmente sostenendo che assomigliasse a Raymond Duncan, Groucho rispose: «Mi rincresce di somigliare a Raymond Duncan ai suoi occhi, ma d’altra parte, se questo è vero, dovrà ammettere che anche lui assomiglia a me» (Le lettere di Groucho Marx, Adelphi, Milano, 1992, p. 145). Perché mi viene in mente questa battuta? È la mia intelligenza o la mia stupidità a farla spuntare? Oppure si tratta, per dirla con George Steiner, delle simultaneità polifoniche del pensiero, dell’immaginazione controfattuale? Provo a sostituire Raymond Duncan con lo stupido e la frase cambia così: «Mi rincresce di somigliare a uno stupido ai tuoi occhi, ma d’altra parte, se questo è vero, bisognerà che ammetti che anche lui, lo stupido, assomiglia a me». Somigliare, essere simile a, essere prossimo, essere come non significa identità, e fin qui siamo nell’ovvio; inoltre la somiglianza è rilevata da un terzo (quand’anche fossi io, per così dire, allo specchio) e questo terzo che rileva ciò in cui somiglio a un altro potrebbe ingannarsi; infine potrei io stesso ingannarlo, il terzo, camuffandomi, simulando, fingendo. Ingannato o ingannatosi, costui finirà per passare (essere) davvero per stupido (con) e senza accorgersene. Si è sempre lo stupido di qualcuno ma troppo raramente lo si è di/per sé stessi. E se, come dice Jean-François Dortier nel suo bell’intervento, «uno stupido non può evidentemente riconoscersi per tale» (p. 35), un libro sulla stupidità rappresenterà per il medesimo stupido un’occasione irrinunciabile onde dimostrare la propria intelligenza.

Nessun commento:

Posta un commento