venerdì 23 agosto 2019

Alla ricerca dell’uomo?

Dove l’ho trovato, sul Amazon.com.br, me lo hanno dato come não disponível e a leggere la quarta non me ne affliggo punto. Recita: «L’uomo, alla cui ricerca si dichiara questo libro, si trova con l’antropologia culturale nelle testimonianze degli uomini, da quelle etnografiche, accumulatesi nel corso dei viaggi, a quelle storiche. Raramente simili testimonianze, d’altri luoghi come d’altri tempi, sono penetrate fin nel cuore dei discorsi sulla scienza, tenuta distinta dalla cultura». Che significa penetrare nei cuori della scienza tenuta distinta dalla cultura? Che la scienza ha il cuore duro? E poi: quale scienza separata dalla cultura? Infine che significa che l’uomo si trova nelle testimonianze degli uomini? Ma proseguiamo: «Ciò ha portato al vicolo cieco del cosiddetto multiculturalismo che, sotto l’apparenza dell’accettazione di tutte le culture, in effetti nega a ognuna qualunque valenza cognitiva. La stessa antropologia culturale nella sua storia ha contribuito a questi equivoci. Quando invece il confronto delle testimonianze muove dalla consapevolezza che scienza e cultura non nominano che diversi aspetti della stessa cosa, e cioè il sapere umano in tutte le sue manifestazioni, allora lo studio dell’antropologia culturale diventa l’indicazione di una via d’uscita dal vicolo cieco». Qui ci capiamo qualcosa di più: non è la scienza a separarsi dalla cultura ma la cultura a separarsi dalla scienza e a diventare multiculturalismo – multiculturalismo che accetta e nega, che accetta e poi, soprattutto, nega a ogni cultura «qualunque valenza cognitiva». D’altra parte è (sarebbe) la scienza, quella roba lì insomma che leggiamo forse in God’s Perfect Child di Caroline Fraser o in Mark Twain, che ci ha scritto sopra un libro beffardo intitolato guarda caso Christian Science, o forse più probabilmente nel catechismo della Chiesa cattolica… è (sarebbe) la scienza finalmente distinta dalla cultura a verificare (ma in che modo?) la valenza cognitiva delle culture, ad autorizzarle. Giorgio Salzano, l’autore di Alla ricerca dell’uomo. Corso di antropologia culturale, è, per quello che vale, un rosminiano; Giorgio Salzano ha sposato una rosminiana; Giorgio Salzano è convinto che la cultura e il multiculturalismo e il Gender e la democrazia ci vogliano tutti quanti gays.

Dice Platone nel Simposio (180d): «Il perverso è l’amante volgare […] che ama il corpo piuttosto che l’anima». Voi dove vi collocate?

La boulesis, per i nostri amici greci, è la volontà spontanea, quella non deliberata. Per Platone non obbedisce alla ragione; per Aristotele (Etica Nicomachea) concerne solo i fini da raggiungere e non i mezzi, come avviene invece nella proairesis che è appunto la volontà che delibera sui mezzi. 
(immaginando un vassoio di meringhe).

Dice Aristotele (Etica Nicomachea) che chi si astiene dai piaceri del corpo ma controvoglia è intemperante.
(immaginando un vassoio di meringhe)

Quello che si fa per ignoranza, scrive Aristotele nell’Etica Nicomachea, è interamente non volontario ma solo se provoca dispiacere. Se manca il dispiacere, prosegue Aristotele, non c’è involontarietà, mancando appunto il dispiacere, ma nemmeno volontà, giacché tizio non sapeva quello che faceva. E però, siamo due righe più avanti, tra agire per ignoranza e agire ignorando, passa una bella differenza: da ciucco o da rabbioso agisco non per ignoranza bensì ignorando. Per questa via, riassumo sempre, anzi ‘parafraso’, si giunge alla malvagità – all’uomo malvagio tout court.
(in navigazione sulla moto d’acqua)

Così Valerie Solanas: «Sebbene sia schiavo della propria fisicità, il maschio [umano o umanoide] è inadatto persino a fare lo stallone».



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