sabato 3 agosto 2019

Esiste Ascoli Piceno?


Esiste Ascoli Piceno? Domanda bizzarra. A porsela, in uno scribillo, Giorgio Manganelli. Va da sé che il medesimo scribillo è una burla, uno scherzo. Corredato da dieci cartoline (illustrazioni) di Tullio Pericoli e da una postfazione, intitolata Supposizioni, del medesimo, il branetto non raggiunge le sei pagine. Pur tuttavia bene ha fatto Adelphi a ripubblicarlo nella sua «Biblioteca minima». Intanto perché è un piccolo gioiello di arguzia, di umorismo. E poi perché in quelle quasi sei paginette Manganelli sviluppa un ‘argomento’ o, per meglio dire (ciò che parrebbe contraddetto dalle virgolette), un ‘esercizio’.
La pigrizia di Manganelli! Scriveva in un vecchio risvolto di copertina: «Si può chiedere perché il viaggio abbia tanto fascino per una persona di vocazione sedentaria; il lettore accanito e solitario non si illude di espatriare dalla propria biblioteca, il giorno in cui si imbarca per l’Asia; egli è sempre, sostanzialmente, un ricercatore di segni, di parole implicite, di ‘modi di dire, di in-folio e di brochures» (in Cina e altri orienti, Adelphi, Milano, 2013). Scrittore sedentario, come si dice e come si ripete, necessitava dei libri e cioè, credo, dell’esercizio ‘enciclopedico’, per poter scrivere dei mondi allotri (outlandish) in cui piombava con certo impaccio.
Nel nostro scribillo l’esercizio ha del funambolico. È quel salto al di là di Rodi (non dovrei scrivere Ascoli Piceno?) che Hegel temeva perché in luogo della conciliazione del figlio del tempo col suo tempo (o realtà o ragione, Vernunft) mette capo a quel mondo così come dovrebbe essere ma solo nell’opinione di chi, quel salto, lo compie – al mondo malleabile, plasmabile a piacere e senza troppa ‘fatica’. De La vocazione del superstite di Mazzonis, il medesimo Manganelli diceva: «Gentiluomo d’ordine e classificaEsiste Ascoli Piceno?torio, costui vagheggia un ordine sensato delle cose, che allude alla Follia e all’Utopia». Nell’articoletto l’utopia (il mondo come dovrebbe essere) raggiunta col folle salto è, alla lettera, un non-luogo (ο τπος) e la consequence, basilarmente logica e astratta, di una devastazione (nonché un buon esempio di grottesco): «Non desidero città di mura, strade, abitanti, nome e religione certi. Una città distrutta da barbari due secoli prima di essere fondata, tutti gli abitanti uccisi dalla peste, due secoli prima che nascessero; preziosi monumenti di un’arte mirabile ridotti in polvere». Dunque (un altro passaggio): «Una città visitata continuamente dai messaggeri del nulla, angeli che hanno dimenticato il nome del Dio che li inviava» ecc. ecc. Ecco, conclude Manganelli, per una non-rivista di una non-città potrei anche scrivere «due o tre cartelle, senza destinatario». Ed ecco l’esercizio cui accennavo sopra.
Hegel, in quella introduzione ai Grundlinien der Philosophie des Rechts, aveva ammesso, di là dall’auspicata calda pace (Friede) con la realtà, la meno auspicabile fredda disperazione (Verzweiflung); l’approssimazione del salto, dello slancio, gli pareva, con linguaggio uggiosamente ‘apocalittico’, tiepida. Ah la beffarda tepidezza dell’inconciliabile anima dell’umorista!

Giorgio Manganelli, Esiste Ascoli Piceno, Adelphi, Milano, 2019, pp. 43, 7,00 €.

Giudizio: 5/5

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