martedì 24 settembre 2019

Students Who Do Not Date...

Immagine di Tyson Grumm

Il «Journal of School Health», organo ufficiale della American School Health Association, pubblica un articoletto di otto pagine intitolato “Social Misfit or Normal Development? Students Who Do Not Date”. Ne sono autrici Brooke Douglas e Pamela Orpinas e poiché i riferimenti bibliografici sono una roba seria ecco come lo citerete nei vostri testi saggi studi componimenti manoscritti autografi: Douglas B, Orpinas P. Social misfit or normal development? Students who do not date. J Sch Health. 2019; 89:783-790. DOI: 10.1111/josh.12818. Pensavo che il «Journal of School Health» trattasse solo dell’obesità degli studenti americani e invece ecco otto pagine sull’eros degli studenti americani. Otto paginette in cui si contesta un luogo comune. Finora, infatti, ma non da molto – non da molto perché in precedenza circolava un’altra idea –, i ricercatori sul campo avevano immaginato le romantic relationships fra gli adolescenti come occasioni di sviluppo personale e di benessere; oggi questa convinzione scricchiola; di più: frana. Ma la domanda è un’altra (traduco): che cosa ci suggerisce tutto ciò sugli adolescenti che non hanno relazioni romantiche durante tutta la loro adolescenza? La ricerca ha profittato delle valutazioni degli insegnanti sulle abilità sociali, la leadership, la depressione di cinquecentonovantaquattro adolescenti e dei selfreports sulle relazioni positive con gli amici, a casa e a scuola, depressione, ideazione suicida dei medesimi cinquecentonovantaquattro adolescenti. Ci sono dei risultati, ovviamente: gli studenti del gruppo low dating stanno meglio, hanno valutazioni più alte ecc. Gli autori ne traggono una conclusione sorprendente: «These results refute the notion that nondaters are maladjusted». E tutto questo è molto scientifico, se ci pensate, perché l’obiettivo della ricerca era poi uno solo: valutare se le abilità emotive, interpersonali e adattive degli adolescenti senza relazioni romantiche differivano da quelle degli adolescenti impegnati in relazioni romantiche. E tuttavia tutto ciò finisce per confutare la tesi che le relazioni romantiche fra adolescenti siano occasioni di sviluppo personale e di benessere. Suggerimento finale: «Health promotion interventions in schools should include nondating as one option of healthy development». (Insomma, nel giro di una settimana, o poco più, i ricercatori hanno prodotto le tre seguenti teorie sugli amorazzi adolescenziali: ⒈ sono «trivial or fleeting romances», amorazzi appunto; ⒉ sono esperienze importanti per lo sviluppo e il benessere individuale; ⒊ sono esperienze nocive). — Candida Morvillo, sul «Corriere» (https://bit.ly/2lgUHku), ci parla della ricerca di cui ci hanno parlato Brooke Douglas e Pamela Orpinas sul «Journal of School Health». Non sapendo bene che dirne convoca tre “personaggi”. Il primo è Martin Eden ma solo per il film presentato a Venezia; il secondo è Moccia, «uno che ha venduto oltre 4 milioni di copie con la trilogia partita da Tre metri sopra il cielo»; il terzo è la psicologa dell’amore Vera Slepoy (sic!), alla quale dobbiamo le seguenti belle parole: «Viviamo in un’epoca che ha esaltato l’amore come perdita di razionalità».

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